lunedì 8 novembre 2010

Ma a noi che cosa ce ne frega?

Continuiamo a ripeterlo. L'opinione pubblica viene intontita attraverso la veicolazione mediatica di scandali e gossip così da sviare l'attenzione dai reali problemi che affligono la Nazione. Sono mesi che assistiamo a vicende che di politico hanno ben poco e che non vertono nemmeno su argomentazioni economiche o sociali, mesi durante i quali le opinioni della gente si sono suddivise tra chi era contro o a favore, tra chi sosteneva che quella frase o quella azione non avessero portata giudiziaria e chi si. Una sorta di reality show nel quale gli attori-politici altro non svolgono che il ruolo che meglio gli si addice: quello di intrattenitori. Governo e opposizione, due facce della stessa medaglia liberista, con poche, pochissime differenze sostastanziali che di fatto ci dovrebbero portare a riflettere sulla deriva "americanista" della politica nostrana. Invece così non è.
Fini si candida a diventare presidente del consiglio sulla scorta delle relazioni internazionali tessute durante questi anni di veloce metamorfosi che lo ha portato a sfruttare ogni possibile collocazione politica. Piace alla finanza atlantica, piace ai sionisti dello stato fondamentalista d'Israele, e soprattutto gode dei dovuti appoggi in seno alla magistratura, la stessa che da anni è il braccio armato del potere sovrastrutturale che domina l'Italia. Quella che nel 1992 si attivò per farci credere che con l'operazione Mani Pulite si sarebbe passati dalla prima alla seconda repubblica. Tutto fumo negli occhi necessario per svendere il patrimonio pubblico italiano.
Ugo Gaudenzi nell'articolo che segue.
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Si dirà: tutto il mondo è paese. Delle avventure sessuali dei responsabili politici del pianeta sono infatti piene le cronache e i libri-scandalo del dopoguerra.

Si dirà: anche nei puritani Usa accade che i presidenti siano coinvolti in romanzi rosa che a volte si tingono di giallo: da Marylin Monroe a Monica Lewinski.

Si dirà: anche nella progressiva Svezia re Carlo Gustavo XVI impazza con le sue “feste particolari”, in “night particolari”, con ragazze particolarmente giovani.

Si dirà: anche nella bigotta Italia democristiana, dagli anni Cinquanta in poi, i festini rosa o verdi della casta o finivano con un cadavere, come quello Montesi, o con i raid della mobile, o con i sussurri sulle attività sessuali dei vari governanti da Rumor a Colombo, a Spadolini, a Craxi.

Si dirà: anche nella “seconda repubblica”, quella che si dice in atto oggi, nulla è cambiato, stando alle varie storie “politiche” (sic) delle prime pagine stampa e televisive. Si tratti di episodi veri o presunti con protagonisti i Marrazzo o i Caldoro, i Mele o i Luxuria, i Vendola  o le Concia, i Berlusconi o i Bertolaso, tutti in scena nelle varie fazioni “liberal”.

Si dirà: i costumi sono cambiati, l’era è globale, liberista, liberale e libertina e i giornalisti fanno bene a “informare”. Non è forse vero che il mondo è ormai diverso? Trasformato e modificato a furia di femminismo orgogli “gay” e tendenze musicali omo e lesbiche, sataniche e svirilizzate oppure sartoriali alla Valentino o alla Dolce e Gabbana? In fondo costoro interpretano la società. E la legge deve adeguarsi alla “nuova società”.

Eppure... eppure a noi questo turbinio ostentato di escort,  femminielli, ermafroditi e trans, giovinette e giovanotti à la carte, non ci convince proprio. D’istinto pensiamo di aver sbagliato sala e di essere spettatori di un brutto film, quelli di cassetta, quelli volgari.

Perché? Perché la serratura di una casa privata, quella di un comune cittadino ma anche quella di un governante, dovrebbe bloccare le morbosità altrui.

Qui non si tratta di portare alla luce contorni spietati di un evento storico: di indagare, ad esempio, sul perché della doppia esecuzione di Benito Mussolini, di capire, mettiamo, se il duce fu assassinato prima del “processo del popolo” (sic) soltanto perché reagì ad un tentato stupro di Claretta. Inchieste su quel tragico episodio, anche sessantacinque anni dopo, sarebbero comprensibili.

Di un unico episodio di giustificata “curiosità morale politica”, negli ultimi tre anni, si può parlare: e cioè della predazione di un’eredità immobiliare offerta ad un partito per la politica da questo portata avanti ma finita a favore del giovin cognato di un cambiacasacca. 

Ma è ben poca cosa. Qui, ai tempi nostri, si vogliono invece soltanto incentivare curiosità malsane nel nome di una “morale” che tale non è certo. 

Una sovraddose di veleno è stata iniettata nel corpo già sano della comunità nazionale italiana. Il suo compito è stato quello di sradicare ogni certezza, ogni valore. Di massificare tutto. Titillando tutti – come da ricetta esposta nel 1995 alla Bilderberg dall’esimio Brzezicki – nella “distrazione di massa” dai problemi reali. 

Che sono ben altri. La crisi economica, gli artigli della finanza speculatrice sulle attività produttive e sui redditi delle famiglie, la progressiva deindustrializzazione, la precarietà del lavoro. La crisi della rappresentanza politica di un popolo.

Il crollo di ogni residuo superstite pezzo di sovranità nazionale.
Per cortesia. Almeno noi, quelli che non hanno ancora gettato il proprio cervello all’ammasso, voltiamo le spalle e pensiamo a come proteggere questa nostra grande e povera colonia chiamata Europa dal totale tramonto.

 

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