Il processo a cui tutti gli stati europei sono sottoposti è correlato alla globalizzazione economica. Dato incontrovertibile che i leghisti di casa nostra dovrebbero imprimersi bene a mente, visto che il partito padano ha volutamente perso la spinta critica verso il modello economico dominante in favore di una critica xenofoba di sola facciata. La globalizzazione non è nè un processo irreversibile nè un dogma inconfutabile come spesso i media mainstream e i rappresentati politici servi del potere finanziario vorrebbero farci credere. La globalizzazione è stato un processo indotto e di conseguenza anche la necessità di poter sorreggere lo sfruttamento del capitale con nuove forme di schiavismo salariato proveniente dal terzo mondo.
La coercizione a cui è sottoposto il Vecchio Continente ha una matrice che parte al di là dell'Atlantico. Gli Stati Uniti hanno prosperato proprio grazie allo sfruttamento della forza lavoro degli schiavi di colore importati dall'Africa e successivamente, agli inizi del secolo scorso con l'immigrazione di centinaia di migliaia di nostri connazionali e irlandesi oggi sostituiti dalle svariate etnie ispaniche dei paesi limitrofi. E' una necessità del capitalismo stesso, nato iniquo per sua natura e non in grado di stabilire una armonizzazione organica della società e dello Stato.
Il fallimento della società multirazziale e multietnica è sotto gli occhi di tutti. Gli USA sono l'esempio lampante di come l'integrazione sia soltanto una chimera decantata dalle sirene del potere mondiale. Come commentavo ieri il processo di americanizzazione colpisce su più fronti, e uno di questi è proprio quello di trasformare l'Europa in una cloaca senza identità, nè storia, svuotata da ogni sovranità nazionale. Una massa indistinta, di individui consumatori senza patria nè cultura. Come gli Stati Uniti, appunto...
Urbano De Siato nell'articolo che segue.
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Due avvenimenti recenti, tra loro non correlati, hanno evidenziato, oltre ogni nauseante ideologia buonista, l'enorme problema dell'immigrazione nelle nazioni dell'Europa occidentale: la pubblicazione in Germania ad opera di un importante economista di sinistra di un libro dal titolo molto eloquente: "La Germania si autoliquida" e la decisione del governo Francese di smantellare i campi illegali dei rom e dare seguito al rimpatrio dei medesimi.
Il libro pubblicato da Thilo Sarrazin, componente del consiglio direttivo della Bundesbank, ha provocato una pletora di reazioni più o meno composte da parte di rappresentanti politici ed istituzionali a causa delle tesi da egli sostenute riguardanti la presenza sempre più considerevole di immigrati islamici in Germania. Ma cosa ha detto di cosi ecclatante Sarrazin nel suo libro?
Il libro pubblicato da Thilo Sarrazin, componente del consiglio direttivo della Bundesbank, ha provocato una pletora di reazioni più o meno composte da parte di rappresentanti politici ed istituzionali a causa delle tesi da egli sostenute riguardanti la presenza sempre più considerevole di immigrati islamici in Germania. Ma cosa ha detto di cosi ecclatante Sarrazin nel suo libro?
L'economista ha sostenuto che la Germania rischia un declino strutturale, in termini sociali ed economici, a causa di un'eccessiva presenza di immigrati musulmani di origine prevalentemente turca ed araba. Costoro manifestano una scarsa propensione ad integrarsi; generalmente non imparano a dovere la lingua tedesca, vivono soprattutto alle spalle dello Stato approfittando dei benefici dell'assistenza sociale e persistendo in usanze e costumi non consoni ai valori di una moderna democrazia occidentale.
Il tasso di natalità delle famiglie musulmane darà luogo, in un prossimo futuro, ad un forte squilibrio nella popolazione tedesca. La qualità dell'istruzione nelle scuole sarà dunque destinata a peggiorare, come già sta avvenendo nelle città a maggiore immigrazione. Gli immigrati islamici, dunque, sono destinati ad infoltire ulteriormente gli strati più bassi e meno qualificati della popolazione, peggiorando la competitività dell'industria tedesca e conseguentemente lo sviluppo economico nazionale.
Il manager della Bundesbank afferma che, se non verrà fatto nulla per porre un limite all'immigrazione, nel volgere di pochi decenni, continuando di questo passo, e non c'è motivo di pensare che questa tendenza possa mutare, i tedeschi diverranno una minoranza nel loro stesso paese. Le tesi di Sarrazin sono sensate, razionali e ben ancorate alla realtà della Germania, ma anche della Francia, dell'Italia e di tutta l'Europa occidentale.
I fatti riportati dall'economista tedesco sono incontestabili; le conseguenze dei medesimi sono evidenti per chiunque non sia accecato da ideologie mondialiste inneggianti a società multietniche e multiculturali armoniosamente eterogenee. Queste società possono esistere, come la storia del ventunesimo secolo insegna, solo per coercizione; come imposizione di un regime totalitario e destinate ad implodere se tale regime crolla.
Forse può apparire fuori luogo evocare totalitarismi parlando dell'Europa occidentale nel 2010, ma non lo è, non lo è per niente. La recente diatriba tra la Francia e l'Unione Europea, causata dalla decisione del governo francese di rimpatriare un esiguo numero di rom clandestini è l'ennesima dimostrazione che il totalitarismo è connaturato all'UE, e lo è fin dalla sua nascita. Probabilmente molti cittadini si chiedono perché l'UE non sia in grado di aiutare gli Stati dell'occidente europeo a trovare delle soluzioni ai gravissimi problemi dati dall'immigrazione extracomunitaria e comunitaria.
Ebbene chi, in buona fede, si pone tali domande evidentemente non ha capito la realtà del fenomeno migratorio in Europa. L'UE non farà mai nulla per porre un freno all'immigrazione per il semplice motivo che è da essa voluta, auspicata, incentivata, da qualsiasi parte del mondo provenga, che sia islamica o no. I reiterati richiami al rispetto dei diritti umani e alle virtù della solidarietà e dell'accoglienza, le accuse di razzismo e xenofobia che immancabilmente vengono indirizzate a chiunque dica la verità sull'immigrazione sono ricatti psicologici.
Il compito fondamentale dell'UE è la distruzione delle nazioni e dei popoli dei popoli dei quali esse sono espressione. L’immigrazione massiccia di individui diversi per la lingua, la religione, ed i costumi è un sistema molto efficace per disgregare popoli con secoli, se non millenni di storia. La futura Europa auspicata dall'UE non prevede identità nazionali e culturali. Chi scrive nutre, nonostante tutto, la speranza che presto si raggiunga un punto limite, che provochi il fallimento del progetto mondialista dell'UE.
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